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| biografia – con qualche salto in libertà fra vita, opere e contesto | ||||||||||
| Luigi Tatto nasce a Feltre il cinque marzo
del 1922, nella frazione di Lasen.
In un suo articolo dell’ 89, Tatto scriveva: “ Feltre rimarrà sempre per tutti i Feltrini il capoluogo, il necessario centro di coesione, ma Feltre senza le sue frazioni è come una regina senza corona”. Primo di quattro fratelli – Antonietta, Giovanni (Nani per tutti)
ed Ernesto – figlio di Maria e di Giulio, egli crebbe dividendo
le sorti e le vicende comuni a tante persone di quell’ambiente.
Nel ’50, l’ancor giovane famiglia visse la prematura scomparsa
del padre, precipitato da una rupe mentre caricava fasci di fieno su
di una teleferica in Valle di San Martino: era la valle delle “sort” segative,
dalle quali le famiglie dei paesi intorno ricavavano un’integrazione
indispensabile alla modesta economia del tempo: due ettari di campagna
e due bestie nella stalla, gli animali da cortile: un ciclo quasi perfetto
che dal fieno alle mucche al latte, si concretizzava infine nella produzione
del burro e dei formaggi nella latteria turnaria del paese. Ma non era
finita: il siero di scarto ritornava alle famiglie per alimentare il
maiale, bestia preziosa dalle cui carni si ottenevano prodotti di lunga
conservazione. Nulla andava sprecato: le foglie del bosco erano ottimo
strame e contribuivano al completamento del ciclo foraggio-animali-concime. Agli studi, Luigi si dedicò come poteva, prima interrompendoli ad otto anni, poi riprendendo un paio di anni appresso, infine giungendo al diploma magistrale da privatista dopo un lungo percorso intercalato agli anni di guerra e prigionia. La seconda Guerra Mondiale è finita da poco, ed egli inizia la sua carriera di insegnate elementare nella scuola del paese natio; quindi si trasferisce a Pren, per un ventennio; infine a Foen, altra frazione del Comune di Feltre. Il periodo di Pren sarà il più lungo ed il più significativo per la sua vicenda di maestro, e non solo: quel paese tanto amato lascerà un’impronta indelebile nella storia della nuova famiglia creata assieme a Margherita, che gli darà una primogenita, Maria Grazia, e poi Giulio e Raffaele. Nella sua attività di maestro, Luigi volle integrare i nuovi indirizzi pedagogici rivolti alla interdisciplinarità ed al metodo naturale con una ricerca quotidiana di strumenti originali. Eccone una traccia, messa lì con leggerezza, in un passo del
suo primo romanzo, Passerotti senza nido: Cosa vuoi che ne sappia io di chilometri, ettometri e decametri!
Non li ho mai visti La passione per la lettura e la scrittura covava in Luigi sin da ragazzo. Fra le attività che i giovani di campagna svolgevano regolarmente vi era il servizio nelle malghe estive. Un anno, presa confidenza con i malgari adulti, egli si era divertito a tratteggiarne il carattere e l’aspetto in un breve componimento in ottonari a rime alternate. Possiamo essere certi che i malgari non si fossero risentiti di quella allegra raffigurazione. Eccone un paio di strofe, come le ricorda lo scrivente: “ Se sentì pal codolà All’attività di scrittore, per la quale maggiormente Luigi è conosciuto – anche
se per tutti egli era semplicemente « il maestro » -
venne integrandosi l’impegno per la promozione della letteratura
infantile. Più precisamente: la promozione della lettura fra i
più giovani. Approssimandosi agli anni della pensione, Luigi volle acquistare una casa di campagna con un piccolo podere annesso in uno di quei paesi che tanto amava. Senza la pretesa di trasformarsi in agricoltore, e senza riporre i libri, ma mettendo da parte per lunghi periodi la penna, tornava con passione alla cura della campagna. Magro e apparentemente gracile, faceva ancora correre la falce, si sarebbe detto senza fatica, come sa fare chi possiede un antico gesto. Fu nonno appassionato, come molti, e la casa di campagna fu lo scenario ideale di quegli anni felici. Fra le numerose amicizie, spesso conservate e a volte riscoperte negli anni, quella con Guido Caviola – Don Guido – fu particolarmente intensa e “galeotta” di un paio di viaggi in Medio Oriente che forse qualche parte ebbero nell’idea dell’opera conclusiva di Luigi. Il mondo di Telita – di Giairo di Lazzaro di Ismaele… -
lo accompagnò negli ultimi quindici anni di vita. E leggendo e
ascoltando sembrava di vederli davvero i passi di quegli instancabili
camminatori, sulle antiche strade cotte dal sole, dai dolci declivi della
Galilea ai conturbanti deserti, “… dove il sole brucia anche
i pensieri, e li fa fondere e decantare, come il fuoco del crogiuolo
che separa l’oro dalle scorie.” |
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